Indicatori di crisi aziendale: quali sono

Gli indicatori di crisi aziendale

Gli indicatori di crisi aziendale sono i migliori alleati di una buona gestione aziendale in quanto permettono di individuare per tempo il sorgere di un possibile stato di crisi. Sono talmente importanti che perfino il Codice della crisi d’impresa e di insolvenza li individua, all’articolo 13, come” gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività”. 

Quali sono i principali indicatori di crisi

Per indicatori di crisi s’intendono quindi quegli squilibri che sono rilevabili attraverso una serie di indici specifici in grado di evidenziano l’incapacità dell’impresa ad assicurare nello specifico:

  • la sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi;
  • le prospettive di continuità aziendale per per almeno i sei mesi successivi al momento della rilevazione.

 

Gli indici più significativi sono quelli che misurano la sostenibilità degli oneri di indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi e, per legge, vengono elaborati, aggiornati e pubblicati con cadenza almeno triennale dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

I principali indicatori che hanno un alto valore predittivo di situazioni di rischio di insolvenza sono:

  • rapporto fra patrimonio netto tangibile e attivo netto (dove per patrimonio netto tangibile s’intende il valore del patrimonio netto meno le immobilizzazioni immateriali). Minore il rapporto, maggiore la probabilità di insolvenza per cui le imprese che ottengono valori negativi di questo indice, o inferiori al 5%, sono da considerarsi aziende in pericolo.
  • rapporto tra indebitamento netto e totale attivo
    Rappresenta il tasso di indebitamento e se supera l’85% allora siamo di fronte ad un’azienda insolvente
  • rapporto tra cash flow ed indebitamento totale (squilibri reddituali)
    Anche qui minore il rapporto, maggiore la probabilità d’insolvenza
  • rapporto tra oneri finanziari e fatturato (squilibri finanziari)
    Nonostante dipendano dai margini del settore, valori superiori al 7% discriminano generalmente le aziende insolventi da quelle sane.

Anche la qualità degli attivi è un’ulteriore indicatore della probabilità di crisi: peggiore la qualità degli attivi, maggiore il rischio di default. Se le attività liquide scendono sotto al 2% dell’attivo corrente allora l’azienda non è da considerarsi sana.

Questi indicatori di crisi ovviamente provengono sia dall’area finanziaria che da quella operativa e patrimoniale, e contribuiscono a sottolineare che le crisi aziendali richiedono interventi coerenti in tutte le aree aziendali. Per affrontare al meglio una crisi aziendale, infatti, è necessario non solo monitorare questi indici regolarmente, ma è anche opportuno redigere per tempo di un Piano di Risanamento aziendale, così da cercare le motivazioni che hanno generato lo stato di crisi in essere e da elaborare uno specifico programma per il recupero della redditività aziendale. L’elaborazione per tempo di un adeguato Piano di Risanamento aziendale, infatti, unita al monitoraggio degli indici e  alla realizzazione e messa in opera di pratiche di esercitazione e simulazione di un’eventuale crisi, consente di prepararsi (e preparare anche i propri dipendenti) alla corretta gestione di una tale eventualità. 

 

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