La Business Intelligence come ausilio al controllo di gestione

26 · 6 · 19

E’ la Business Intelligence il nuovo grande ausilio al controllo di gestione in quanto semplifica notevolmente la vita gestionale delle aziende, siano queste in partnership o semplicemente piccole e medie imprese. 

Il controllo di gestione

Sappiamo che il controllo di gestione rappresenta quell’insieme di tecniche e strumenti necessari per controllare l’andamento aziendale; per gestirlo, appunto, e direzionarlo verso il conseguimento degli obiettivi stabiliti in sede di pianificazione operativa. Attraverso la continua misurazione di tutta una serie di indicatori, il controllo di gestione permette di identificare lo scostamento tra gli obiettivi raggiunti e quelli pianificati e così facendo permette al management di riformulare strategie e decisioni di modo da riallineare gli obiettivi strategici con i risultati conseguiti e, quindi, anche la competitività aziendale. Quello che molti non sanno, infatti, è che il controllo di gestione è necessario ai fini del miglioramento della competitività aziendale.

Il controllo interorganizzativo

Quanto appena esplicato si riferisce al contesto semplificato della singola azienda; ma che succede se più aziende si mettono in rete? Si pensi alla più comune catena di fornitura (in inglese “supply chain”); in questo caso il controllo dovrebbe essere interorganizzativo. Come è però possibile effettuare un adeguato controllo gestionale tra più imprese? La dottrina economico-aziendale ha sviluppato molte idee e avanzato teorie secondo le quali esistono dei sistemi per il controllo interorganizzativo che agevolano il coordinamento delle attività più la regolazione degli interessi delle aziende partner. 

Nel caso di un controllo di tipo interorganizzativo, ovviamente, il contesto di studio è decisamente più complicato a causa principalmente di due fattori: l’intersoggettività del processo decisionale e di controllo e la pluralità degli interessi in gioco. Il fatto che questi fattori complichino il contesto di analisi significa che il ruolo e le leve del controllo gestionale in caso di interdipendenza di aziende dipenderanno dalla prospettiva di osservazione del fenomeno. In parole più semplici, questo significa che la complessità del contesto dipende da:

  • l’unità di analisi da considerare (ovvero la prospettiva)
  • gli assunti, ovvero le ipotesi alla base del contesto decisionale su cui viene poi adottato il controllo
  • il ruolo che ogni soggetto del contesto (ovvero ogni azienda partner) attribuisce al controllo interorganizzativo.

 

La dottrina accademica ha individuato tre prospettive di osservazioni diverse a seconda delle quali il controllo assume un ruolo diverso e si ottengono, quindi, leve di controllo diverse; per precisione le tre prospettive sono: la singola azienda partner, la singola relazione di fornitura e la prospettiva di un network verticale (ovvero la prospettiva dell’intera rete). Ad ogni modo, quale che sia la prospettiva di osservazione scelta per lo studio del fenomeno, è bene chiarire subito che non è possibile progettare, implementare e/o usare un sistema di controllo interorganizzativo se non esiste anche un adeguato sistema di controllo gestionale interno alle aziende partner. Questo significa che il sistema di controllo interorganizzativo è direttamente proporzionale all’esistenza e allo stadio del sistema di controllo interno delle aziende partner. In altre parole il sistema di controllo interorganizzativo altro non è che uno strumento di coordinamento per tutti i sistemi di controllo delle imprese in rete. Perché questo accada, però, è necessario che il sistema di controllo allinei gli interessi delle aziende coinvolte verso obiettivi comuni, siano questi sia operativi che strategici. 

 

Per sviluppare un sistema di controllo interorganizzativo è necessario quindi prendere ad esame ed analizzare tutte e tre le prospettive sopra citate; in altre parole è necessario comprendere il ruolo che il controllo assume per ogni prospettiva e le conseguenti leve di controllo che di volta in volta si vengono a creare. Solo così sarà possibile sviluppare un sistema di controllo in grado di migliorare la competitività non solo della singola azienda partner ma dell’intera rete di aziende.

Per riuscire in questo è evidente come sia necessario raccogliere ed elaborare un numero altissimo di informazioni e di dati, raccolta ed elaborazione che, se svolte a mano, possono risultare in un aumento eccessivo dei costi (si pensi al costo del personale per la quantità di ore che questo dovrebbe dedicare a tale processo). Per ovviare a questo problema è nata la Business Intelligence (BI), definita dalla letteratura accademica come quel processo in grado di trasformare dati ed informazioni in conoscenza.

La tecnologia della Business Intelligence

Per riuscire a processare l’enorme mole di dati ed informazioni, la BI si avvale di strumenti software specifici i quali, acquisendo ed elaborando tali dati, non solo forniscono report, statistiche ed indicatori ma li mostrano anche costantemente aggiornati e perfino configurabili dall’utente. In questo modo l’intera mole di dati raccolti possono essere utilizzati a fini pratici, ovvero di conoscenza delle informazioni per assumere decisioni corrette. Il tutto in tempi estremamente ridotti. 

Conclusioni

Considerando tutte le informazioni apprese finora, va da sé come i software della BI siano un evidente ed efficace aiuto nello sviluppo di un adeguato sistema di controllo di gestione, sia questo interorganizzativo o meno. Grazie alla possibilità, in tempi ridotti, di raccogliere, analizzare e tradurre in conoscenza i dati, i software della BI si qualificano come una soluzione non solo efficace ma anche economica per l’aumento della capacità imprenditoriale e produttiva sia delle piccole e medie imprese che dei progetti multilevel.

 

 

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