Il caso Trussardi: un case history di crisi aziendale

 

La crisi aziendale targata Trussardi ha in sé una grande lezione. Lo specifico caso aziendale di questo marchio Made in Italy ci insegna come a volte si renda necessario cedere ciò che sia ha più a cuore se si vuol proseguire l’attività aziendale. 

 

Crisi aziendale: cos’è e da dove nasce

Come sempre, quando si affronta lo studio di un caso aziendale in crisi aziendale, è bene rispolverare le basi e ricordarsi cosa sia, in generale, questa fantomatica crisi di cui molti parlano e che molte aziende si trovano, in momenti diversi della loro esistenza, a vivere. Di crisi aziendale noi di MCC ne abbiamo parlato molte altre volte, sappiamo infatti che per crisi aziendale solitamente si intende quel periodo più o meno lungo della vita di un’impresa in cui le condizioni di operatività della stessa vengono meno a causa di specifici e decisamente rilevanti elementi di difficoltà; un momento di difficoltà dell’azienda di tale entità da poter comprometterne l’esistenza (in gergo “business continuity”). Le cause che la generano possono avere natura finanziaria o economica e sono sempre dovute a fattori di tipo esterno o interno all’ambiente aziendale (maggiori informazioni al riguardo nel nostro articolo “Le principali cause di crisi aziendale”).

Il caso Trussardi

Forse non molti sanno che l’azienda Trussardi non è sempre stata quella che tutti noi conosciamo. L’azienda infatti è nata nel 1911 come laboratorio per la produzione di guanti in pelle e solo a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 ha ampliato la propria produzione (prima agli accessori in pelle e poi all’abbigliamento in generale e alla profumeria), grazie a Nicola, padre di Tomaso, l’attuale azionista unico di Trussardi Spa. 

L’azienda, che grazie al lavoro di Nicola e della moglie è stata per anni uno dei simboli del tanto amato Made in Italy, ha visto però, a partire dal 2015 un calo della redditività tale da portare, lo scorso 2019, alla rilevazione della casa di moda da parte del Fondo QuattroR Srg. Quello che nel 2015 era stato un piccolo utile di circa 1,60 milioni si è trasformato nel 2016 in una perdita di 7,44 milioni che poi è aumentata a 30,6 milioni nel 2017 e 29,9 nel 2018. Il gruppo Finos, la holding a carattere familiare che controlla il marchio aziendale, aveva ovviamente messo in atto un percorso di rilancio e riposizionamento del brand che però non ha visto il conseguimento dei risultati attesi e che ha portato, nel 2018, ad una perdita di oltre un terzo del capitale. 

Date le drammatiche condizioni e i tentativi di rilancio falliti l’unica soluzione possibile per il marchio è stata quella di affidarsi ai fondi di investimento. Ed è così che è entrato in gioco il Fondo QuattroR Srg, una società di gestione del risparmio indipendente fondata con l’obiettivo della promozione, rilancio e sviluppo delle aziende medio-grandi che si trovano in situazioni di temporanea crisi finanziaria. E’ stata quindi creata una Newco, partecipata al 70% da QuattroR e al 30% da Tomaso che continua comunque a controllare l’86% di Finos e ad essere l’azionista unico di Trussardi Spa. QuattroR fornirà il sostegno economico e finanziario necessario per implementare il nuovo piano quinquennale di sviluppo il cui obiettivo è chiaramente il rilancio dell’azienda, rilancio che passerà attraverso il rafforzamento del posizionamento e della visibilità del brand. Come anticipato all’inizio dell’articolo, quindi, questo case history ci insegna come a volte sia necessario cedere ciò che si ha più a cuore per aver la certezza di mantenerlo in vita.

 

 

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