Qual è la legislazione riguardo alla ristrutturazione aziendale?

Ristrutturazione aziendale, qual è la legislazione?

 

La legislazione in termini di ristrutturazione aziendale è stata negli ultimi anni aggiornata e modificata in modo significativo dando così tutta una serie di nuove speranze alle aziende che si trovano ad affrontare lo stato di crisi. Come sempre andiamo per gradi però, spiegando prima brevemente cosa s’intenda per processo di ristrutturazione aziendale per andare poi a vagliare le varie novità normative.

 

Processo di ristrutturazione aziendale: cos’è

Da quanto affrontato nei vari articoli redatti al riguardo sappiamo che per ristrutturazione aziendale si intende quel processo attraverso cui si cerca di ristabilire quelle specifiche condizioni di equilibrio economico-patrimoniale-finanziario che sono venute meno col sorgere della crisi aziendale stessa. E’ un processo lungo, che deve essere svolto con la massima attenzione e cura (dal momento che da questo dipendono le sorti future dell’azienda) e che si rende necessario ogni volta che uno o più fattori, siano questi esterni od interni, vanno a modificare l’assetto economico-finanziario-patrimoniale dell’impresa. 

 

Ristrutturazione aziendale: la normativa e le sue novità

La normativa riguardo allo stato di crisi aziendale e alla sua gestione è sempre stata in capo a quella branca del Diritto definita come Fallimentare. E’ in questa sezione della nostra giurisprudenza, infatti, che possiamo trovare tutte le norme e procedure da seguire e mettere in atto nel malaugurato caso ci si trovi in uno stato di crisi aziendale. All’interno del diritto fallimentare si possono trovare infatti tutta una serie di opportunità che consentono all’imprenditore in crisi di risolvere la situazione: si può andare per via extragiudiziale (ossia senza passare per il tribunale, con un piano attestato di risanamento – art. 67 della Legge Fallimentare, appunto) oppure per via giudiziale (con un accordo di ristrutturazione dei debiti – art. 182 – o con un concordato preventivo – art. 160 -). Solitamente la prima strada concessa è quella del piano attestato, se poi non dovesse bastare a risollevare le prospettive di risanamento allora la legge sancisce che si passi alle soluzioni di tipo giudiziale.

Negli ultimi anni la normativa in questione ha subito non poche modifiche ed aggiornamenti, come quella adottata con la Legge Delega n.55 del 2017 attraverso la quale è stato previsto l’obbligo per gli organi di controllo e per i revisori contabili di dare immediato avviso all’organo amministrativo dei fondati indizi che presuppongono lo stato di crisi aziendale. Lo stesso obbligo è previsto anche per i creditori certificati e la pena in caso di inadempienza a tale obbligo implica una serie di sanzioni diverse a seconda del soggetto inosservante: se ad essere inadempiente è l’organo di controllo allora questo è obbligato al risarcimento del danno; se invece ad inosservare l’obbligo è il creditore autorizzato (sia questo l’Inps, l’Agenzia delle Entrate ecc.) allora questo perde il privilegio che assiste il suo credito nei confronti del debitore. 

Un’altra novità apportata alla gestione di crisi aziendale è stata la cosiddetta “Ape Aziendale” ovvero quella specifica forma di anticipo pensionistico messa in atto per le sole aziende che si trovano ad affrontare un processo di ristrutturazione aziendale. Introdotta nel 2016 e modificata nel 2017 per fortuna non è stata prorogata all’interno della più recente legge di bilancio e per cui è stato possibile richiederla fino al 31 dicembre 2019.

 

Mettere in piedi un piano di ristrutturazione aziendale non è una cosa semplice; questo perché se da un lato la legislatura in materia cambia continuamente e comunque, dall’altro, per portare avanti tale processo, è necessario conoscere i vari fattori che vi incidono e saper capire quando si verificheranno. E’ per questo che è sempre opportuno rivolgersi a servizi di consulenza esperti in materia, di modo da minimizzare le probabilità di insuccesso. 

 

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